La FIAT (acronimo di Fabbrica Italiana Automobili Torino,
denominazione conservata fino al 1918) nasce l'11 luglio 1899 come casa
produttrice italiana di automobili, ad opera di Giovanni Agnelli e di diversi altri soci, per poi svilupparsi in numerosi
altri settori, dando vita al più importante gruppo finanziario e industriale
privato italiano. Ha sede a Torino.
L'azienda nacque
dalla comune volontà di una trentina tra aristocratici, possidenti e
professionisti torinesi di impiantare una fabbrica per la produzione di
automobili. L'idea di produrre automobili su scala industriale era venuta
all'avv.
Cesare Goria Gatti (poi fondatore
dell'ACI Automobile Club d'Italia) che aveva già
finanziato la costruzione della "Welleyes", un'automobile progettata
dall'ing.
Aristide Faccioli e costruita
artigianalmente dalla "Accomandita Ceirano & C.". Visto il
successo ottenuto dalla "Welleyes" alla sua presentazione, Goria
Gatti pensa di acquisire le
esperienze, le
maestranze e la
competenza della "Accomandita Ceirano
& C." (della quale era socio) per trasferirlo su scala industriale,
come già avveniva nella fabbriche del nord
Europa.
Il gruppo di
notabili, dopo una riunione a
Palazzo Bricherasio per fissare le
linee d'accordo, si ritrova nella sede del "Banco di Sconto e Sete" di
Torino per sottoscrivere
l'atto di "Costituzione della Società Anonima Fabbrica Italiana di Automobili"
redatto dal Cav. Dott. Ernesto Torretta, Notaio Patrimoniale della Real Casa: è
l'11 luglio 1899. I soci versano un
capitale di 800.000
lire in 4.000
azioni (circa 10 milioni di
euro attuali) ed
affidano la presidenza al Cavalier Ludovico Scarfiotti. Immediatamente la
neonata FIAT acquista la "Accomandita Ceirano & C.", liquidando il
socio-fondatore
Giovanni Battista Ceirano con la somma di
30.000 lire.
La prima vettura costruita dalla FIAT sarà il modello "3½
HP", copia della "Welleyes" e prodotta in 8 esemplari nel corso del 1899.
Dopo un primo
periodo di difficile sviluppo, segnato da diverse ricapitalizzazioni e da
modifiche nella composizione del capitale azionario (non sempre in maniera
pacifica ma anche sfociate in processi clamorosi per l'epoca), la proprietà
della casa automobilistica viene assunta quasi integralmente da Giovanni
Agnelli, che diventerà
senatore durante il
Fascismo e resterà a capo
dell'azienda sino al termine della
Seconda Guerra Mondiale.
Dopo aver rischiato di perdere la proprietà dell'azienda
per la propria compromissione con il regime fascista, Agnelli passa il comando
a
Valletta, essendo l'unico figlio
maschio, Edoardo, morto in un incidente aereo. Valletta, uomo di qualità non
comuni, si occupò di reggere per conto della
famiglia Agnelli una delle poche
aziende italiane non completamente inginocchiate dalla disfatta, riuscì a farla
rialzare e contemporaneamente fornì l'opportuna preparazione al ruolo che
appena possibile avrebbe dovuto assumere il giovane discendente "primo in
linea dinastica" (definizione attribuita a
Montanelli).
Gianni Agnelli, l'erede, divenne
presidente della FIAT nel
1966 e lo rimase fino
al compimento del 75° compleanno, quando le norme statutarie lo obbligarono a
cedere la presidenza.
La carica viene assunta prima (1996) dall'ex
amministratore delegato
Cesare Romiti e poi (1998) da un dirigente
genovese che per molti anni ha lavorato alla
General Electric negli USA,
Paolo Fresco.
La crisi del gruppo porta il fratello
Umberto alla presidenza (2003) e dopo la morte
di Umberto è la volta (2004) di
Luca Cordero di Montezemolo; l'erede
designato dalla
famiglia Agnelli,
John Elkann, è stato nominato
vice presidente all'età di 28 anni e altri membri della famiglia fanno parte
del consiglio di amministrazione. L'Amministratore Delegato, Giuseppe Morchio,
dimissionario, è stato sostituito da
Sergio Marchionne, che lo ha
sostituito dal
1 giugno
2004.
La gestione di
Gianni Agnelli incrementò notevolmente la vocazione multinazionale e
plurisettoriale dell'azienda; una vocazione che affondava le proprie radici
nelle realtà industriali create dalla Fiat in tutta Europa, già nel primo
ventennio del secolo. La crescita, certo aiutata anche dal cosiddetto
"boom economico" degli
anni '60, fu rilevante sia
in campo nazionale che nei mercati esteri.
Le attività e le
strategie del gruppo, in origine dirette alla sola produzione industriale di
autovetture (e poco dopo anche di
veicoli
industriali e
agricoli), con il passare
del tempo ed a causa delle mutate condizioni di mercato e del consolidato
assetto di gruppo, sono andate verso una diversificazione in molti altri
settori. Il gruppo ha al momento attività in una vasta gamma di settori
dell'industria e nei servizi finanziari.
Si tratta del
maggiore gruppo aziendale italiano, che vanta inoltre significative attività
anche all'estero, ov'è presente in 61 nazioni con 1063 aziende che impiegano
oltre 223.000 persone, 111.000 delle quali al di fuori dell'Italia.
La FIAT iniziò la
costruzione del famoso stabilimento produttivo denominato
Lingotto nel
1916 e lo fece entrare
in funzione nel
1923.
La prima
produzione di autovetture, datata
1900, avvenne con l'utilizzo di 150 operai nello stabilimento
in Corso Dante a Torino. Da lì uscirono 24 autoveicoli modello
Fiat 3/12hp, di cui una
curiosità era la mancanza della retromarcia. Ancora nel
1903 la produzione era
limitata a 103 pezzi di auto.
Al
1902 risale anche la
prima affermazione della casa nelle competizioni automobilistiche, quando, con
alla guida
Vincenzo Lancia si aggiudica una gara locale
piemontese la Torino Sassi-Superga.
Sempre al primo
decennio del
XX secolo risalgono le prime
diversificazioni della Fiat nel campo dei veicoli commerciali, dei
tram, degli
autocarri e dei motori
marini. La società inizia anche un'attività all'estero con la fondazione nel
1908 della Fiat
Automobile Co negli
Stati Uniti e la successiva costruzione nel
1909 dello
stabilimento di
Poughkeepsie; nel frattempo si
amplia anche il numero delle persone occupate, giunte a 2500 unità nel
1906. Nel 1908 viene
messa in produzione la
Fiat 1 Fiacre, prima autovettura destinata
alla funzione di
taxi e di cui vennero esportati
numerosi esemplari nelle più importanti città come
Parigi,
Londra e
New York.
Poco prima dello
scoppio della
prima guerra mondiale, la società
torinese rinnova totalmente la gamma di autovetture in produzione con la
presentazione dei modelli
1,2,3,4,5,6; di questi modelli va ricordata la presenza dei primi
esempi di
batteria e di trasmissione a
cardano. Nel
1911 l'azienda si
cimenta nella costruzione di un autoveicolo specifico per battere il record
mondiale di velocità: a tal fine costruisce la
Fiat 300 hp Record, un'auto di quasi
29.000
cc e 290
cv di potenza, in
grado di sfiorare i 300 kmh.
Sempre prima dello
scoppio della guerra l'azienda madre fonda la Fiat lubrificanti, allarga
le sue attività estere con l'apertura di una società in
Russia e inizia la
produzione in serie della
Fiat Zero di cui costruirà circa 2000
esemplari, forniti anche di impianto elettrico. Naturalmente la produzione
civile viene quasi completamente convertita ad uso bellico durante il conflitto
e il modello
Fiat 501 viene assemblato soprattutto
per il
Regio Esercito.
Alla ripresa
produttiva post bellica nel
1919 l'azienda
torinese presenta la Fiat 501 ad uso civile, di cui riesce a mettere sul
mercato quasi 45.000 unità. Nel frattempo prosegue anche la diversificazione
nel campo dei veicoli industriale e dell'accessoristica; quest'ultima
rappresentata dalla fondazione della
Magneti-Marelli.
Dopo la visita del
Senatore Agnelli agli stabilimenti della
Ford, fondata da
Henry Ford nel
1903 negli
USA, appare evidente che l'unica
via percorribile sia quella di operare in serie, attraverso la
catena di montaggio. Le prime
manifestazioni del nuovo metodo di costruzione sono evidenti dopo
l'inaugurazione del
Lingotto, modernissimo stabilimento di
153.000
mq, disposto su 5 piani e
con la presenza
sul tetto di una pista di prova per i nuovi modelli.
I modelli in
produzione negli
anni 1920 spaziano dall'utilitaria
Fiat 509 alla lussuosa
berlina
Fiat 529 equipaggiata di freni su tutte
le 4 ruote e di volante regolabile. Una innovazione tecnologica importante è
quella del
1928 dove la Fiat,
prima al mondo, utilizza l'alluminio per la costruzione delle teste
dei motori.
Il decennio
antecedente lo scoppio della
seconda guerra mondiale è caratterizzato
dalla politica autarchica voluta da
Mussolini che impedisce uno
sviluppo all'estero dell'azienda, ma che aiuta nell'espansione sul mercato
interno. È di questo periodo il debutto della
Fiat 508 Balilla, presentata nel
1932, inizialmente
fornita di cambio a 3 marce e in un secondo tempo (dal 1934) con uno più
moderno a 4, che segna il nuovo record di produzione per la Fiat con oltre
110.000 esemplari. Pochi anni dopo il record verrà sbriciolato con la
Fiat 500, conosciuta nella
prima versione con il nomignolo di Topolino e che, presentata nel
1936, in un ventennio
di produzione riuscì a raggiungere l'invidiabile cifra di oltre 500.000 unità.
Appena prima dello
scoppio della guerra viene inaugurato anche il nuovo stabilimento di Mirafiori
dove viene iniziata la turnazione del lavoro sull'arco delle 24 ore.
Un modello che non
può essere dimenticato è la
Fiat 6 cilindri 1500, lanciata alla
fine del
1935, che si distingue
per una innovativa linea aerodinamica e filante della carrozzeria; questa nuova
linea, molto accattivante, sarà estesa (ovviamente in formato ridotto) dalla Topolino
nel
1936 e dalla
Fiat Nuova Balilla
1100, la prima Fiat a fregiarsi del titolo di 1100,che
sarà immessa sul mercato nel giugno
1937. L'ultimo
prodotto anteguerra - uscito nel
1938 - è l'ammiraglia
Fiat 2800: per ovvie
ragioni (la natura stessa della vettura e lo scoppio della seconda guerra
mondiale) questo modello, che inaugura, in casa Fiat, una nuova forma del
cofano (un muso detto a spartivento) sarà costruito (anche in versione
"militare") in soli 621 esemplari sino al
1944.
La seconda guerra
mondiale porta ad una drastica riduzione della produzione di autovetture con
una conversione delle linee alla costruzione di veicoli commerciali richiesti
dalla macchina bellica. Gli impianti subiscono gravissimi danni a causa dei
bombardamenti e vengono pressoché fermati.
La 500 B
trasformabile del 1948: la vettura ed il posto di guida. Si noti la doppia
racchetta del tergicristallo, in pratica l'unico particolare (assieme al
sistema d'apertura del cofano motore) che consente di distinguere la 500 B
dalla precedente 500, dotata di racchetta unica
La fine del
conflitto mondiale lascia un cumulo di macerie degli impianti industriali e si
somma, per l'azienda, alla morte del suo co-fondatore e il conseguente
passaggio della dirigenza all'ing. Valletta: solo nel
1948 e grazie agli
aiuti stanziati dal
Piano Marshall terminano i
lavori di ricostruzione degli stabilimenti e riprende in pieno la produzione di
autovetture. Già sul finire del
1945, comunque,
cominciano a lasciare la fabbrica le prime autovetture: la gamma é quella
dell'anteguerra (decurtata della grossa "2800" da rappresentanza) e
comprende dunque tre modelli di base: la 500 Topolino, la 1100 e la sei
cilindri
1500.
Nel 1948, alla fine di giugno, si ha il primo rinnovamento
del dopoguerra: nasce la Topolino 500 B, che differisce dalla precedente
soprattutto per una modifica al sistema di distribuzione del motore, che passa
dalle "valvole laterali" alle più moderne ed efficienti "valvole
in testa", con un guadagno di potenza (da 13 a 16 HP) e di velocità (da 85
a 95 Kmh). Praticamente inalterata appare invece la carrozzeria. Meno di tre
mesi dopo, nel settembre del 1948, esce la prima "station wagon"
italiana prodotta in serie: si tratta della 500 B "Giardiniera" che,
sulla meccanica della 500 B appena immessa sul mercato, monta una carrozzeria
molto originale (allora definita "giardiniera") caratterizzata dalle
fiancate in legno: la vetturetta offre una abitabilità di 4 posti
"veri" più un discreto bagagliaio, non male per una vetturetta di
appena 570 cmc. Contemporaneamente, anche i modelli superiori, 1100 e 1500,
vengono "aggiornati" ed assumono le nuove denominazioni di "1100
B" e di "1500 D".
Nel
1949 la Topolino cambia
vestito e diventa 500 C. A marzo, la nuova versione viene esposta in anteprima
al Salone di Ginevra: la meccanica é praticamente invariata, mentre la
carrozzeria abbandona i fanali sporgenti dai parafanghi e si fa più arrotondata
e moderna. La stessa modifica interessa ovviamente anche la versione
"Giardiniera". La
presentazione in
Italia delle due versioni avviene due mesi dopo, nel maggio 1949.
Alla Fiera del
Levante di Bari, nel settembre 1949, il rinnovamento riguarda la 1100 e la
1500, la cui denominazione assume il suffisso "E": se per la 1100 il
rinnovamento é opportuno e comprensibile in quanto il modello é destinato a
rimanere in produzione ancora a lungo, lo stesso non si può dire per la sorella
maggiore 1500, dal momento che é imminente il lancio dell'erede, la 1400, che
nascerà appena sei/sette mesi dopo. Comunque, tanto la 1100 E quanto la 1500 E
si differenziano dalle precedenti 1100 B e 1500 D per alcune modifiche
estetiche determinate soprattutto dalla scomparsa della ruota di scorta esterna,
ora alloggiata in un apposito vano (avente anche funzioni di bagagliaio) che é
accessibile dall'esterno e che viene ad integrarsi nella parte posteriore della
carrozzeria. Altre modifiche riguardano i paraurti (irrobustiti) e l'adozione
del comando del cambio con leva al volante, secondo l'imperante moda
"americana".
Solo nel
1950 avviene la
presentazione di un modello veramente nuovo, la
Fiat 1400, che manda
definitivamente in pensione la pur valida sei cilindri 1500; sarà il primo
modello con carrozzeria portante e fornito di serie di impianto di
riscaldamento. Negli anni immediatamente successivi verranno presentati anche
dei veicoli "inusuali" nella produzione dell'azienda fino ad allora:
nel 1951 esce la la
Fiat Campagnola, mezzo fuoristrada
di derivazione della mitica Jeep utilizzata dall'esercito americano
durante la guerra, mentre l'anno dopo (1952) é la volta della
Fiat 8V, una berlinetta
sportiva a 2 posti caratterizzata dalle sospensioni a 4 ruote indipendenti,
novità per l'azienda torinese. Altro traguardo importante raggiunto nel
1951 è rappresentato
dalla presentazione di un
aereo il
modello G80, primo
jet costruito in
Italia.
Nel campo delle utilitarie,
il Salone di Bruxelles del gennaio 1952 tiene a battesimo la nuova versione
"station wagon" della 500 C Topolino, definita "Belvedere"
e caratterizzata dalla carrozzeria interamente metallica (la precedente
"Giardiniera" aveva le fiancate in legno).
Il 1952 non è un
anno particolarmente ricco di novità, tuttavia - oltre alla Belvedere metallica
ed alla sportiva 8V - vede la luce il modello
1900 nelle due
versioni: la berlina (quasi identica alla 1400 ma con mascherina con più
cromature, lunotto ampliato ed interni più lussuosi) e la due porte denominata
"Granluce". La nuova 1900 é caratterizzata, tecnicamente, dalla
adozione di uno speciale giunto idraulico che rende più fluida e pastosa la
marcia.
Da segnalare
ancora che, a fine anno, l'autocarro leggero
Fiat 615 viene venduto anche con
motorizzazione diesel, un piccolo propulsore di 1,9 litri alimentato a gasolio
che equipaggerà, l'anno dopo, la prima autovettura diesel della Fiat, la 1400
Diesel.
Nel
1953 l'occupazione
negli stabilimenti raggiunge la cifra di 71.000 unità mentre nel campo della
tecnica viene prodotta la prima versione della
Fiat 1400 con
motorizzazione
Diesel ripresa dall'autocarro leggero
tipo 615. Dello stesso anno è la commercializzazione del modello
Fiat 1100 nella sua nuova
edizione a struttura portante denominato e conosciuto come "modello 103"
e considerato un po' come l'erede della mitica Balilla. Di questo
fortunato modello, destinato a recitare una parte da protagonista tra i modelli
Fiat per oltre 15 anni (sarà sostituito dalla
128 nel 1969), esce
anche, a fine anno, la versione "spinta" TV (Turismo Veloce) seguita,
all'inizio del'54, dalla station-wagon (Familiare la definizione dell'epoca)
Nel
1954 la Fiat non
presenta grandi novità: al Salone di Torino di primavera, a parte la vettura
sperimentale a Turbina (esposta più che altro per scopi pubblicitari) vengono
presentate le nuove 1400/1900 nella serie contrassegnata dal suffisso
"A" e caratterizzata da una carrozzeria ammodernata e da alcune
piccole modifiche meccaniche.
Il
1955 è caratterizzato
dal pensionamento della 500/Topolino e dalla presentazione della
Fiat 600, primo modello
che veramente darà inizio alla motorizzazione di massa degli italiani, che sarà
seguita nel
1956 dalla
originalissima derivata
Fiat 600 Multipla, prima
"monovolume" italiana.
Il
1956, Multipla a
parte, vede uscire una nuova serie di 1400/1900 (tipo "B") e di
1100/103 (tipo "E") mentre il
1957 é l'anno che
segna la nascita della
Nuova 500 e di una nuova serie di
1100/103 con "codine" più lunghe pronunciate (definita anche come
"modello'58" questa serie di 103, che segue alla "E"
del'56, viene curiosamente contraddistinta ufficialmente dal suffisso
"D").
Alla fine del
1957 esce anche, in
sostituzione della 1100/103 TV, la meno sportiva ma più lussuosa
Fiat 1200
"granluce", che, pur sostanzialmente basata sul corpo vettura della
1100/103, ha un padiglione assai più moderno e luminoso. Le vendite della 1200
inizieranno nel
1958, anno che non
registra alcuna novità di rilievo in casa Fiat.
Il decennio si chiude, nel
1959 con la cessazione
delle ormai superate 1400/1900, sostituite dalle modernissime ancorché
"spigolose"
1800/2100.
Nel
1961 ad andare in
pensione un po' precocemente è invece il tipo 1200, sostituito dalla
1300/1500.
Nell'arco
di pochi anni la società cerca di coprire le varie richieste degli automobilisti
spaziando dalle piccole cilindrate alle grandi berline e presentando i vari
modelli con allestimenti berlina, giardinetta, coupé e spider, diventando, in
quanto azienda automobilistica più grande, uno dei perni del cosiddetto boom
economico di quegli anni.
Nel
1964 viene messa in produzione
un'altra autovettura destinata ad un notevole successo, la
Fiat 850, nella sua
classica versione berlina e in quelle, altrettanto di successo, coupé e spyder.
Nel
1966, stesso anno in
cui avviene il passaggio di consegne tra Valletta e l'avv. Gianni Agnelli, viene
presentata la vettura più sportiva della gamma, la
Fiat Dino progettata in
parte con la
Ferrari che ne presenta un modello
omologo.
I primi anni della
nuova gestione sono caratterizzati da nuovi modelli che man mano sostituiscono
quelli prodotti nel primo dopoguerra, presentando nel
1967 la
Fiat 124 che riesce a
fregiarsi del titolo di
Auto dell'anno e sulla cui
meccanica la
Pininfarina crea un modello spider molto
apprezzato. Nel
1968 esce la
Fiat 125 e contemporaneamente l'azienda
intensifica la sua presenza produttiva nel Sud Italia; inoltre acquista parte
della
Ferrari e la totalità della
Lancia. Il
1969 vede la presentazione della
prima autovettura torinese con il motore e la trazione anteriori, la
Fiat 128, anch'essa
destinata ad un buon successo di vendita e a fregiarsi del titolo di Auto
dell'anno. Dello stesso anno è anche la
Fiat 130 ammiraglia della casa con il
suo motore da 2900 cc.
L'inizio degli
anni '70, oltre che
rappresentare l'inizio della produzione di autovetture all'estero con l'inaugurazione
dello stabilimento in
Unione Sovietica, vede la presentazione sui mercati mondiali del modello
Fiat 127, erede della Fiat
850 e di cui, nei soli primi 3 anni di produzione, ne verranno costruiti oltre
un milione di esemplari.
Il
1972 porta contemporaneamente nuovi
modelli in vari segmenti di mercato, quello delle utilitarie con la
sostituzione della Fiat 500 con la nuova
Fiat 126, quello delle berline di gamma
alta con la
Fiat 132 e quello delle autovetture
sportive con la
Fiat X1/9 (progettata e costruita da
Bertone). Dopo alcuni
anni di poche novità significative, dovuto anche alle prime crisi petrolifere,
esce nel
1974 la sostituta della Fiat 124, la nuova
Fiat 131 assemblata nello
stabilimento di Mirafiori con l'uso di nuove tecnologie in parte robotizzate, e
la
Fiat 133 un non riuscito mix fra 127
e 126 prodotta e venduta solo all'estero (Spagna e Argentina).
Nel
1978 entra in produzione la
Fiat Ritmo, autovettura che
si distacca notevolmente nelle linee da tutta la produzione precedente e che ha
la caratteristica curiosa di dover essere messa sul mercato degli Stati Uniti
con un altro nome, Fiat Strada, a causa della presenza sul mercato di un
tipo omonimo di profilattici.
In questo stesso anno l'azienda subisce un radicale
cambiamento di struttura con la creazione della Fiat Auto Spa sotto cui
vengono raggruppate tutte le aziende del gruppo attive nel comparto
automobilistico (Fiat, Lancia,
Autobianchi, Ferrari e Abarth) scindendo le attività collaterali in nuove
ragioni sociali come Fiat Ferroviaria, Fiat Avio e Fiat
trattori. Nel frattempo anche tutta la produzione di veicoli industriali
aveva perso la denominazione di Fiat per essere inglobata nel marchio
Iveco.
L'inizio degli
anni '80 presentano un ulteriore
ringiovanimento della gamma con le
Fiat Panda del 1980 (design di
Giugiaro) che si instaura
fra 127 e 126. La
Fiat Argenta in sostituzione della Fiat 132
nel
1981 che si rivela una rivisitazione generale. La
Fiat Regata che prende il
posto della Fiat 131 nel
1983 derivata dalla Ritmo.
Forse un capitolo
a parte merita la presentazione, datata
1983 della
Fiat Uno (sempre design di
Giugiaro), degno successore della Fiat
127, si merita anch'essa il titolo di Auto dell'anno, è la prima autovettura
della casa il cui motore, il
FIRE 1000, è prodotto negli stabilimenti
di
Termoli (aperti nel 1972 e considerati
importanti sul fronte motori) ed è a tutt'oggi il modello Fiat che vanta il più
grande numero di esemplari costruiti, oltre 8.000.000.
Nel
1985 vede la luce il primo esemplare
frutto della collaborazione tra le aziende del gruppo, utilizzando la stessa
meccanica, la Fiat presenta la
Croma contemporaneamente alla
Lancia Thema e alla
Alfa Romeo 164. Di quel progetto
faceva parte anche la
Saab
9000.
Nel
1988 esce la
Fiat Tipo che va a
sostituire, nel campo delle berline di media cilindrata, la Fiat Ritmo, seguita
a distanza di due anni dalla presentazione della
Fiat Tempra, altro progetto
di collaborazione con la
Alfa Romeo 155, e la
Lancia Dedra.
Sempre del 1988 è
la presentazione di un altro modello che ha fatto la storia, purtroppo in
questo caso negativa, dell'azienda Fiat, la
Fiat Duna, un'autovettura, nata e
prodotta in Brasile che si rivelò un vero fiasco commerciale e che è ricordata
ancora oggi soprattutto per le battute umoristiche nate intorno a questo
modello.
Gli
anni '90 sono
caratterizzati dall' entrata in produzione dei modelli che vediamo circolare ai
giorni nostri e che possiamo, in parte, ritrovare ancora nei listini di vendita
odierni come la
Fiat Cinquecento del
1991 che sostituisce
la 126, vera e propria mini-rally car. La
Punto, che sostituisce
la Uno, lanciata nel 1993, si caratterizza da una linea innovativa da
monovolume che riceve il premio auto dell'anno 1995. La
Coupé del
1993 che sostituisce
la
X1/9 dotata di un
2000cc turbo. La
Ulysse del
1994 che fu la prima
grande monovolume di successo prodotta dalla Fiat. La
Fiat Barchetta, autovettura spider disegnata da
Andreas Zapatinas che riscosse un buon successo come spider economica. Le
Fiat Bravo/Brava del
1995, caratterizzate
da una linea moderna e da dimensioni da utilitarie più che da compatte come
eredi della Tipo che ricevono il premio auto dell'anno 1996. La
Fiat Marea del
1996, derivata dalla Bravo/Brava,
come erede della Tempra. Il progetto 178 di cui fanno parte
Fiat Palio,
Fiat Siena e
Fiat Albea del
1997, pensate come
auto, eredi della sfortunata
Fiat Duna, di cui fanno parte anche il
Fiat Strada (pick-up venduto
anche in Italia) e la
Fiat Perla, aggiuntasi nel 2006. La
Fiat Seicento nel
1998 come erede della
Cinquecento di cui conserva il disegno originale. La
Multipla, che riprende il nome della 600 Multipla, con sei posti e
dimensioni da utilitarie.
Questi modelli sono caratterizzati dalla presenza di varie
motorizzazioni sia benzina (1.1, 1.2, 1.4 aspirato e turbo, 1.6, 1.8, 2.0 litri
aspirato e turbo) che diesel (1.7, 1.6, 1.9. 2.0 sia TD che JTD) e in taluni
casi anche di motori elettrici o a doppio funzionamento (metano, con basse rese
di potenza ma dalla grande economia di esercizio, e gpl, che oggi si è
perfezionato e ha una resa del 90% rispetto alla benzina e consumi dal rapporto
costo/km vicino al gasolio).